Etty Hillesum. Il racconto della sua vita

I diari Etty Hillesum e le sue lettere dal campo di concentramento di Westerbork rappresentano uno dei capolavori della letteratura del Novecento ed è per questo che lei, scomparsa senza lasciare traccia nel lager di Auschwitz nel settembre del 1943, è considerata a ragione tra i maggiori e più significativi testimoni della tragedia della Shoah. Nel 2012 Geurt Gaarlandt, presidente della fondazione che cura il lascito delle opere di Etty Hillesum ha incaricato Judith Koelemeijer di mettere ordine nei materiali relativi alla sua memoria, resi pubblici in modo disordinato, o anche del tutto inediti e rimasti sconosciuti per le ragioni più diverse, e di scrivere una biografia ufficiale della grande scrittrice vittima non ancora trentenne del nazismo.

Dopo dieci anni di lavoro, e di complicazioni familiari, nel 2022 Koelemeijer ha infine pubblicato il volume che in questi giorni esce in italiano per i tipi della Adelphi, 610 pagine, 32 euro, con il titolo Etty Hillesum, il racconto della sua vita.

L’opera ha senz’altro il merito di basarsi, anche grazie alle possibilità e ai contatti di cui dispone la fondazione, su una documentazione molto vasta e vagliata con attenzione. Encomiabile anche la puntualità con la quale per ogni avvenimento raccontato vengono segnalate le fonti, valutate cercando di riconoscerne il grado di attendibilità.

La Koelemeijer si dimostra in ogni caso attenta a rispettare il mandato ricevuto. Il testo che propone non intende fornire una riflessione sulla valenza letteraria o sulle caratteristiche degli scritti di Hillesum e neppure affronta il tema, pure presente in modo non marginale, delle scelte che la grande scrittrice fece in merito a resistenza e nascondimento di fronte alla violenza incontrollata dei nazisti. La Hillesum rimase sempre fedele a due principi: condividere la vicenda del proprio popolo fin nella tragedia più grave e non fare niente che potesse risolversi in un danno per altri. Dato che le richieste di deportazione provenienti da Berlino erano sempre numeriche, chi si sottraeva veniva sostituita da qualcun altro. Anche le problematiche affettive che segnarono la vita della scrittrice, che ebbe contemporaneamente anche più di due relazioni sentimentali, descritte in profondità affettiva nei diari, sono affrontate in modo piuttosto anodino. Rimane evidente però l’importanza che questi incontri ebbero nella crescita spirituale della Hillesum e nella formazione delle sue scelte di vita.

Più debole si dimostra l’impianto generale del libro. L’intenzione di proporre al lettore quanti più materiali e testimonianze possibile costringe l’autrice a presentare un numero molto elevato di figure di contorno, che entrano ed escono in modo piuttosto disorganico da un racconto che non rispetta la sequenza cronologica degli eventi, senza però offrire in sostituzione un’organizzazione efficace del testo, nel quale si corre spesso il pericolo di smarrirsi.

Nel complesso l’opera della Koelemeijer si rivela molto utile per un’introduzione alla vicenda umana di Etty Hillesum. Riesce a suscitare notevoli curiosità intorno alla sua personalità, ai suoi scritti e alla loro tardiva pubblicazione. Non si deve infatti dimenticare infatti che mentre le due lettere dal lager ebbero immediata, anche se anonima, diffusione, per una prima edizione parziale dei diari con il titolo di La vita interrotta, che fu subito un successo mondiale, si dovette attendere il 1981. Proprio gli oltre trentacinque anni intercorsi tra la fine della guerra e il riconoscimento del valore letterario dell’intera produzione della Hillesum ha reso difficile, e a volte impossibile, una ricostruzione completa e accurata delle modalità e del contesto nei quali vennero scritte.

Per tutti resta comunque vivo e indimenticabile il suo monito relativo al fatto che esistono situazioni nelle quali Dio non può aiutarci, ma siamo noi a dover aiutare Lui.

Sergio Valzania